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SIMI Puglia e Basilicata: “Utilizzare bene le risorse destinate alla Sanità significa garantire cure di qualità”

Sostenibilità del sistema sanitario, appropriatezza delle cure e capacità di rispondere alla crescente complessità dei pazienti sono temi strettamente connessi. L’invecchiamento della popolazione e la diffusione di condizioni croniche e pluripatologiche richiedono infatti un’organizzazione in grado di conciliare l’impiego delle risorse con la qualità e la continuità delle cure. Su questi aspetti interviene il prof. Antonio Giovanni Solimando, Presidente Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) Puglia e Basilicata, sottolineando il ruolo della Medicina Interna nel percorso di cura del paziente complesso.

“La fase di riorganizzazione e di attenzione al contenimento della spesa che sta interessando il sistema sanitario nazionale e, in particolare, il sistema sanitario pugliese, rappresenta un passaggio importante, nel quale rigore nella gestione delle risorse e qualità dell’assistenza devono procedere insieme. L’efficienza di un sistema sanitario, infatti, non può essere valutata soltanto in termini economici, ma anche attraverso la capacità di garantire cure efficaci, tempestive, appropriate ed eque”, dichiara il prof. Solimando.

Il medico internista è lo specialista della sintesi clinica e della complessità. Integra competenze cardiovascolari, metaboliche, respiratorie, epato-gastroenterologiche, immunologiche, ematologiche e infettivologiche, formula e verifica ipotesi diagnostiche, stabilisce le priorità terapeutiche ed è in grado di coordinare l’intero percorso di diagnosi e trattamento. In diversi sistemi sanitari questa esigenza ha favorito lo sviluppo dell’hospital medicine e della figura dell’hospitalist.

“La tradizione internistica italiana può svolgere una funzione analoga, mantenendo al tempo stesso una forte identità diagnostica, scientifica e formativa. Più la medicina diventa necessariamente superspecialistica, più cresce il bisogno di una competenza capace di ricomporre le diverse decisioni nel paziente complesso – prosegue il prof. Solimando –. Da qui parte anche il concetto di appropriatezza. Nel Servizio Sanitario Nazionale e nella Sanità Pubblica utilizzare bene le risorse è contemporaneamente una responsabilità clinica ed etica. L’appropriatezza rappresenta uno strumento fondamentale per utilizzare bene le risorse: ridurre prestazioni e interventi a basso valore clinico significa infatti poter concentrare maggiormente le risorse su ciò che produce un reale beneficio per il paziente. Un esame, una procedura o una terapia che non modificano la diagnosi, la prognosi o la gestione del paziente possono produrre non soltanto costi, ma falsi positivi, ulteriori accertamenti, effetti indesiderati e perdita di tempo assistenziale”.

Secondo il Presidente SIMI Puglia e Basilicata, anche le scelte organizzative e quelle relative al personale possono essere valutate alla luce dei bisogni assistenziali e della complessità clinica, affiancando agli indicatori economici una maggiore attenzione agli esiti: tempi di attesa, riammissioni, complicanze evitabili, sicurezza delle terapie, durata delle degenze e continuità assistenziale dopo la dimissione.

La Società Italiana di Medicina Interna, in questa prospettiva, sottolinea l’importanza di rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio, attraverso Case della Comunità, Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare e telemedicina, costruendo percorsi più appropriati e continui. Le Case della Comunità possono intercettare prevenzione, cronicità e fragilità; gli Ospedali di Comunità accompagnare il paziente stabilizzato verso il recupero e il domicilio; la telemedicina favorire monitoraggio, teleconsulto e condivisione delle informazioni. La dimissione, in questa prospettiva, non è la fine della cura ma una transizione clinica programmata.

“La sostenibilità non viene vista come una semplice riduzione dei costi, ma come la capacità di utilizzare meglio le risorse mantenendo al centro gli esiti di salute. Come Società Italiana di Medicina Interna guardiamo alla fase attuale come a un’opportunità di confronto e di innovazione, nella convinzione che non si tratti semplicemente di fare di più o di meno, ma di fare ciò che serve, nel luogo più appropriato e con le competenze necessarie, verificandone nel tempo i risultati. Un approccio nel quale sostenibilità, appropriatezza, qualità ed equità possano rafforzarsi reciprocamente”, conclude il prof. Solimando.